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N. - 07/11/2019

EMERGENZA CINGHIALI: A ROMA ANCHE DAL MOLISE CON DIRIGENTI COLDIRETTI, 30 SINDACI E DECINE DI SOCI PER DENUNCIARE IL PROBLEMA E CHIEDERE INTERVENTI RAPIDI E RISOLUTIVI

LA DENUNCIA: CAMPI DEVASTATI, RACCOLTI DISTUTTI, AZIENDE RIDOTTE SUL LASTRICO E UN NUMERO CRESCENTE DI INCIDENTI STRADALI  
“Noi seminiamo, i cinghiali raccolgono”, “Campagne come giungle, non si vive più”, e ancora “difendiamo il nostro territorio” o anche “diventeremo noi una specie protetta”, questi alcuni degli slogan scanditi a gran voce da agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali, sindaci e ambientalisti contro l’invasione dei cinghiali e degli animali selvatici, ormai arrivati anche dentro le città, nel corso del blitz in piazza Montecitorio a Roma. Fra questi anche una folta delegazione molisana, composta da imprenditori agricoli e zootecnici, semplici cittadini e oltre 30 Sindaci della regione, guidata dal Delegato Confederale e dal Direttore regionale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli e Aniello Ascolese.
Negli ultimi dieci anni i cinghiali in Italia sono più che raddoppiati salendo a 2 milioni. Nella dorsale appenninica le popolazioni di cinghiali guadagnano terreno rispetto alla presenza umana con una concentrazione media di un animale ogni cinque abitanti, in una fascia territoriale segnata già dalla tendenza allo spopolamento per l’indebolimento delle attività tradizionali.
“L’eccessiva presenza di selvatici rappresenta un rischio – evidenzia la Coldiretti – per l’agroalimentare italiano visto che proprio nei piccoli comuni sotto i 5mila abitanti si concentra il 92% delle produzioni tipiche nazionali, secondo lo studio Coldiretti/Symbola. Un tesoro messo a rischio dall’avanzata dei cinghiali che sempre più spesso in queste aree si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, scorrazzando per le vie dei paesi o sui campi, nelle stalle e nelle aziende agricole”.  
C’è chi si è trovato un centinaio di cinghiali a pochi metri dalla porta di casa; c’è chi raccoglieva il mais di sera col trattore seguito passo passo dal branco che mangiava le pannocchie rimaste, senza essere neppure disturbato dal rumore; c’è chi ha visto i cinghiali arrampicarsi sulle vigne per mangiare l’uva. I racconti dei manifestanti descrivono una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone.
Me non è tutto perché quella degli animali selvatici è una minaccia diretta anche alla sicurezza delle persone con morti e feriti causati da attacchi di branchi di cinghiali scoperti mentre devastano campi e coltivazioni o entrano nelle aie delle case, dove spesso a farne le spese sono anche cani pastore e da compagnia. La proliferazione senza freni dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali.
Come se non bastasse, poi, in Italia si contano diecimila incidenti stradali l’anno causati da animali selvatici con 13 morti nei primi nove mesi del 2019, contro gli undici registrati in tutto l’anno precedente. Il dato è emerso da una stima di Coldiretti su dati Regioni e Osservatorio Asaps. Il numero di incidenti gravi con morti o feriti per colpa di animali è aumentato del 81% sulle strade provinciali nel periodo 2010-2018 secondo l’analisi Coldiretti su dati del rapporto Aci Istat.
Una vera e propria emergenza nazionale che mette a rischio la sicurezza e la salute degli automobilisti e che, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, porta 3 italiani su 4 (72,7%) a considerare un pericolo per la circolazione sui quasi 850mila chilometri di strade e autostrade italiane la presenza di animali selvatici e di cinghiali, che possono arrivare a un quintale e mezzo di peso e 150 centimetri di lunghezza. “Una paura – evidenzia la Coldiretti – che dilaga dalla montagna alla pianura, dalle zone vicino ai fiumi fino a quelle sul mare, ma nei piccoli centri di provincia con meno di cinquemila abitanti sale addirittura all’83% dei residenti”.
Vista la grave situazione venutasi a creare, “serve agire in modo concertato tra Ministeri e Regioni, Province e Comuni ed avviare un piano straordinario senza intralci amministrativi”, afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, che conclude: “Bisogna rendere ancora più efficaci i piani di contenimento e allargare le maglie di intervento perché in caso contrario la questione è destinata a peggiorare”.

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